Il blu che arrivava da oltre il mare
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Per gli artisti del Medioevo e del Rinascimento non esisteva colore più prezioso del blu oltremare. A differenza di molti altri pigmenti, che potevano essere ottenuti da terre, piante o minerali facilmente reperibili in Europa, questo straordinario blu proveniva da molto lontano. La sua origine si trovava nelle montagne del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan, dove da millenni veniva estratto il lapislazzuli, una pietra semipreziosa dal colore intenso e profondo.
Il viaggio del lapislazzuli era lungo e complesso. Attraversava deserti, montagne e rotte commerciali che collegavano l'Asia al Mediterraneo. Quando infine raggiungeva le botteghe degli artisti europei, il suo valore era tale da renderlo uno dei materiali più costosi disponibili. Non è un caso che il pigmento ottenuto da questa pietra fosse chiamato ultramarinum, cioè "venuto da oltre il mare". Da quel nome deriva il termine che ancora oggi utilizziamo: blu oltremare.
Ottenere il pigmento non era semplice. Non bastava frantumare la pietra e ridurla in polvere. I maestri speziali e i pittori avevano sviluppato una tecnica raffinata che prevedeva la macinazione del lapislazzuli e la successiva separazione delle particelle più pure attraverso impasti di cere, oli e resine. Solo dopo numerosi lavaggi emergeva il blu più intenso, quello destinato alle opere più importanti. Le prime estrazioni producevano il pigmento migliore; le successive davano tonalità via via più pallide e meno pregiate.
Per questo motivo il blu oltremare veniva utilizzato con grande parsimonia. Nei contratti stipulati tra artisti e committenti era frequente trovare indicazioni precise sulla quantità di oltremare da impiegare, quasi come se si stesse contabilizzando un metallo prezioso. In alcuni periodi il suo costo poteva avvicinarsi a quello dell'oro.
Nell'arte cristiana il blu oltremare trovò la sua applicazione più celebre nei mantelli della Vergine Maria. La scelta non era soltanto estetica. Utilizzare il pigmento più raro e costoso significava onorare la figura più venerata della tradizione cristiana. Ancora oggi molte Madonne medievali e rinascimentali conservano quella straordinaria intensità cromatica che continua a colpire lo sguardo dopo secoli.
Anche i miniatori consideravano il lapislazzuli un vero tesoro. Piccolissime quantità bastavano per illuminare una pagina con cieli profondi, aureole luminose e decorazioni che, accostate alla foglia d'oro, trasformavano il manoscritto in un oggetto di eccezionale valore. In quelle pagine sopravvive ancora il ricordo di un colore nato tra le montagne dell'Asia e giunto, attraverso un viaggio lungo migliaia di chilometri, fino agli scriptoria dei monasteri europei.